Il Radon, un gas nobile inodore, incolore ed insapore, è un elemento presente in natura con cui si deve convivere, ma da cui ci si deve proteggere poiché, essendo radioattivo, durante il suo processo di decadimento emette radiazioni ionizzanti, cioè radiazioni in grado di innescare, quando interagiscono con la materia, un trasferimento di energia al materiale bersaglio, con generazione di ioni e/o atomi eccitati. Le fonti di radon indoor, cioè all’interno degli edifici, sono tre: il suolo, in particolare se costituito da tufo, lava o porfido, i materiali da costruzione contenenti precursori del Radon, e l’acqua potabile, se contiene Radon disciolto.

I prodotti di decadimento del 222Rn, se inalati nei polmoni, possono decadere ancor prima di essere espulsi attraverso meccanismi polmonari. La parte non espirata ha due percorsi possibili nei tessuti del corpo: o viene assorbita (in piccola misura) dal sangue o resta nei polmoni fino al decadimento.
Fin dal 1988, l’“Organizzazione Mondiale della Sanità” (WHO-OMS), attraverso l’“Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro” (IARC), ha classificato il Radon nel “Gruppo 1” nel quale sono elencate le 95 sostanze per le quali si ha la massima evidenza di cancerogenicità per l’uomo.
Il presente lavoro si inserisce in un progetto di ricerca che prevede lo studio di due aree: una situata all’interno del Comune di Ciampino (Roma), l’altra nel Comune di Vetralla (Viterbo). Lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare un’eventuale effetto genotossico del 222Rn in topi di laboratorio esposti al Radon rilevato in tre abitazioni di Ciampino.
L’esposizione è stata condotta in vivo, vista l’importanza di riprodurre condizioni simili all’esposizione umana, e simultaneamente sono state misurate le concentrazioni di 222Rn indoor. In totale sono stati condotti due esperimenti in stagioni diverse (inverno-estate 2006).
Per valutare il danno genotossico il test dei micronuclei, un test di mutagenesi in vivo, è stato applicato al sangue periferico (eritrociti) dei topi prima e dopo l’esposizione alle emissioni di Radon.
Nei topi esposti per 30 giorni a concentrazioni di 222Rn comprese tra min. 400 Bq m-3 (Bequerel al metro cubo) e 1900 Bq m-3 la frequenza media dei micronuclei non è risultata significativamente più elevata rispetto a quella osservata nei topi prima dell’esposizione. Invece, nei topi esposti a concentrazioni di 222Rn molto più elevate, comprese tra 2500 e 6200 Bq m-3 la frequenza media dei micronuclei è risultata significativamente più elevata rispetto a quella osservata nei controlli, indice di un effetto mutageno.
Alla luce di questi risultati, si ritiene che gli effetti mutageni del Radon non siano da sottovalutare, e che dovrebbero essere svolti ulteriori studi, visto che tali effetti potrebbero essere all’origine della cancerogenesi.
Un altro aspetto molto interessante che dovrebbe essere oggetto di studio è l’effetto bystander, per il quale le radiazioni ionizzanti sono in grado di indurre effetti biologici rilevanti anche su cellule non direttamente attraversate dall’energia radiante. Maggiori ricerche in questo senso potranno permettere progressi nel settore dell’igiene pubblica ed industriale, contribuendo a fornire le basi per l’individuazione – e successivamente la valutazione – del rischio per quei gruppi ambientalmente e professionalmente esposti. Attraverso l’inalazione il 222Rn viene assorbito dal sangue e da qui passa al grasso dove la sua solubilità è circa 16 volte maggiore a quella nel tessuto. Le particelle alfa emesse dal 222Rn e dai suoi figli quando presenti nelle cellule del grasso del midollo osseo è sufficiente a danneggiare i precursori dei globuli rossi. Inoltre, si ritiene che l’effetto bystander possa rappresentare un ulteriore meccanismo attraverso il quale le particelle alfa dalle sedi polmonari inducano il rilascio di fattori diffusibili in grado di agire a distanza su popolazioni cellulari diverse.
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